Aumenta ricorso interruzione gravidanza fra 18-25 anni

Prendersi cura della salute della donna significa mettere al centro anche il suo benessere psicofisico e sociale, avendo come punto di riferimento le evidenze cliniche e le linee guida nazionali e internazionali, ma anche alla luce dei cambiamenti della societa’: il progressivo innalzamento dell’eta’ in cui si desidera una gravidanza, l’aumento dei comportamenti a rischio tra le giovani generazioni, la deresponsabilizzazione rispetto alla pratica contraccettiva, la violenza di genere e le sue ricadute sulla salute femminile. E’ questo il messaggio che viene dal Congresso Nazionale di Ginecologia e Ostetricia, organizzato dalle principali societa’ scientifiche di esperti in materia: SIGO (Societa’ Italiana di Ginecologia e Ostetricia), AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) e AGUI (Associazione Ginecologi Universitari Italiani), quest’anno dedicato a “Donna, salute e benessere: medicina dell’evidenza e sfide future”.

“All’aumento del desiderio di avere un figlio dopo i quarant’anni, fa eco un incremento del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) da parte delle donne piu’ giovani, in particolare nella fascia d’eta’ 18-25 anni – sottolinea Valera Dubini, direttore Unita’ Funzionale Complessa Attivita’ Territoriali, Azienda Sanitaria di Firenze e co-presidente del Congresso -. Dai dati raccolti dalla regione Toscana, riferiti all’anno 2017, emerge che le donne under-25 che scelgono di interrompere la gravidanza rappresentano un quarto di tutti i casi. Questo ci deve far riflettere sulla necessita’ di lavorare di piu’ e in maniera sinergica – professionisti, istituzioni sanitarie e scolastiche, media – per la promozione di una maggiore cultura all’autoprotezione della salute sessuale e generale, che passa anche dall’educazione alla corretta contraccezione, alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse e alla tutela della salute riproduttiva, soprattutto all’interno del percorso scolastico”.

Un fenomeno, spesso sottovalutato, e’ l’aumento, dopo i 35 anni, del rapporto di mortalita’ materna. Il Sistema di Sorveglianza della mortalita’ materna coordinato dall’Istituto Superiore di Sanita’, stima 9 casi di morte materna ogni 100.000 mila nati vivi entro 42 giorni dall’esito della gravidanza, in linea con altri Paesi europei come il Regno Unito e la Francia. Cio’ che colpisce, secondo i dati resi noti durante il Congresso, e’ che al secondo posto tra le cause tardive di mortalita’, ovvero entro un anno dall’esito della gravidanza, si colloca il suicidio che e’ responsabile del 9% di tutte le morti materne. Si registrano oltre 2 casi ogni 100.000 nati vivi, con un’incidenza maggiore nel Nord-Est (4,5 casi ogni 100.000 nati vivi), rispetto al Nord-Ovest (1,8 casi), al Centro (2,3 casi) e al Sud e Isole (1,9 casi). Differenze significative si osservano anche in base all’eta’: una maggiore percentuale di suicidi dopo il parto si riscontra tra le donne over 40, fenomeno che si associa forse ad un maggior stress emotivo nell’affrontare la maternita’, e dopo IVG tra le donne piu’ giovani. (Italpress).

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