Spesa famiglie italiane sale a 74,4 mld, +2,6% sul 2016

Nel 2017, le famiglie italiane hanno speso in cultura e ricreazione circa 74,4 miliardi di euro, pari a circa il 6,7% della spesa familiare. Un dato che conferma un trend in crescita (+2,6% nel 2017) da ormai quattro anni. Sono questi i dati emersi dal quattordicesimo rapporto annuale Federculture 2018 ‘Impresa Cultura’, presentato oggi presso la Camera di Commercio di Milano alla presenza del ministro alla Cultura, Alberto Bonisoli, del presidente della Camera di Commercio di Milano, Monza, Brianza, Lodi, Carlo Sangalli, e del presidente di Federculture, Andrea Cancellato. Per il quarto anno consecutivo, crescono dunque i consumi culturali, con la spesa per teatro, cinema, musei e concerti, ossia i cosiddetti servizi culturali e ricreativi, la fetta più significativa del settore cultura, che nel 2017 ha raggiunto i 31 miliardi di euro per un aumento del 3,1% sul 2016. Ma oltre ai dati positivi, ci sono anche le ombre: nello stesso 2017 si sono infatti registrate anche forti disparità su base geografica e nei contesti territoriali.

La stessa spesa culturale delle famiglie che nelle regioni del Nord Italia è mediamente superiore ai 150 euro al mese, nel Sud scende intorno ai 90 euro, con gli estremi opposti del Trentino Alto Adige dove si spendono 191 euro al mese e della Sicilia dove se ne spendono 66. “Investire nella cultura ha un doppio valore – afferma Sangalli -. Significa investire nella crescita umana della società e investire nelle imprese e, dunque, sostenere l’economia. A Milano, il legame tra cultura e imprenditoria è molto forte e il settore culturale crea quasi quasi il 10% di valore aggiunto. Se si considera che un milanese su dieci trova lavoro in questo settore, possiamo dire che la cultura rende più solida e radicata la crescita economica”. Una visione meno serena e’ quella del presidente di Federculture Cancellato: “Il dato che mi preoccupa e’ che la crescita del fatturato dello spettacolo dal vivo sia contemporanea a un minor numero di biglietti staccati. Questo significa che il consumo culturale degli spettacoli non è stato positivo” ha detto Cancellato, che comunque si è detto soddisfatto “dell’impennata ulteriore nel consumo culturale che e’ superiore all’aumento dei consumi in genere. Un segnale positivo che va rafforzato”.

Quello dei consumi nella cultura “è un vero problema – afferma infatti il ministro Bonisoli – ed è la dimostrazione che l’Italia e’ paese che ha grosse tensioni interne. Per questo abbiamo pensato a una manovra economica che abbia l’obiettivo di far ripartire l’economia, ma anche di andare in controtendenza rispetto a questa separazione dell’Italia a due velocità”. Un settore, quello della cultura e della ricreazione, che mette l’Italia in una posizione paritaria con l’Unione Europea. Come emerge dal Rapporto, infatti, gli Italiani ritengono importante il patrimonio culturale sia come individui (84%) che per il proprio Paese (91%). Rimane pero’ bassa la percentuale di italiani che legge almeno un libro l’anno che, nonostante una crescita dello 0,5%, si attesta al 41%. Quello sulla lettura è infatti una spia sul tasso di inattività culturale nella popolazione adulta (il 38,8% degli over 25): musei e mostre sono disertate rispettivamente dal 69,2 e dal 74%, con percentuali che toccano l’82% per il Mezzogiorno interno. (Italpress).

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