Cantone: “Contrario a pace fiscale, condoni fanno danni”

Il presidente dell’anticorruzione, Raffaele Cantone, si dice “assolutamente contrario” alla pace fiscale prevista nella manovra del Governo: “I condoni, per una serie di ragioni, finiscono per fare più danni che vantaggi. E deprimono l’idea del ‘chi paga le tasse fa la sua parte’. Dobbiamo creare le condizioni per un rispetto generalizzato per la legalità”, dice a Circo Massimo, su Radio Capital, “e non consentire a chi si trova nell’illegalità di trovare una scappatoia. I condoni in questo senso sono un incentivo a non comportarsi correttamente. Pur cambiando le parole, l’Italia sta continuando su questa strada che non fa bene alle finanze pubbliche”. Promosso, almeno in parte, il nuovo ddl anticorruzione: “È una normativa che va nella giusta direzione perché completa un quadro di riforme che è stato avviato nella precedente legislatura”, commenta il capo dell’Anac, che però è “contrario ad alcune questioni di dettaglio. Non mi piace molto l’idea che chi si autodenuncia possa godere di impunità, rischia di far entrare per la finestra l’agente provocatore che è uscito dalla porta”.

“La parte della normativa che invece mi piace di più”, continua, “è quella sul finanziamento alla politica. Su questo però c’è una criticità: il sistema prevede che eventuali sanzioni amministrazione vengano irrogate da una commissione, che però non funziona. Il rischio è attribuire un potere sanzionatorio a un organismo non in grado di funzionare”. Sulla prescrizione, invece, Cantone non chiederebbe “ulteriori inasprimenti. Si è già previsto un aumento dei termini significativo nell’ultima legislatura. L’idea di processi che possano durare a vita non mi entusiasma. Sarei cauto nel metterci di nuovo mano”. Il vicepremier Di Maio ha dichiarato che il codice sugli appalti non funziona ed è un freno agli investimenti. Cantone ammette che “ha dei problemi, ma vorrei capire bene quali sono queste parti. Si dice che il codice degli appalti ha depresso il sistema dei lavori pubblici, ma è stato presentato un rapporto in Parlamento che dice che nei primi sei mesi del 2018 c’è stata un’esplosione di bandi e aggiudicazioni”.

“Un codice non può essere valutato dopo un anno e mezzo dall’entrata in vigore. Ben vengano le semplificazioni, ma mettere mano al sistema può avere effetti opposto. Chi sostiene che ridurre le regole è utile a far ripartire gli appalti conosce poco il sistema degli appalti, che ha bisogno di regole. L’assenza di regole rende tutto molto più complicato”. E non paga neanche “l’eccesso di semplificazioni”, dice Cantone parlando del decreto per Genova, “Il vero problema è consentire al commissario Bucci di avere un quadro di regole chiaro che gli consenta di muoversi. Bisogna indicare le regole in modo preciso e chiaro per consentire al commissario di fare la sua parte. Sicuramente c’è modo di accelerare, ma il meccanismo non deve passare per la deregulation assoluta”. Cantone commenta anche le polemiche sul concorso universitario del premier Conte, che ha spiegato la sua posizione in una lettera a Repubblica: “L’ho letta, dice cose chiare e condivisibili. Abbiamo provato a spiegare che non basta l’esistenza di un rapporto fra maestro e discente, c’è bisogno di una comunione di interessi economici. Conte dà una spiegazione plausibile. Il fatto che un soggetto possa scrivere un libro insieme o si trovi a essere condifensore in un procedimento non integra di per sé gli estremi della comunione di interessi”. (Italpress).

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