Scuola: Anief “È indispensabile per innovare il corpo docente”

Per l’Anief in tema di pensioni per il comparto scolastico l’approvazione dell’anticipo a 62 anni è di vitale importanza: prima di tutto per svecchiare la categoria, visto che con 54 anni di media deteniamo il corpo docente più anziano al mondo; in secondo luogo, perché accelerando il turn over si darebbe finalmente un segnale importante per abbattere quel precariato record del settore che, con oltre il 13%, è di gran lunga il più alto di tutta la pubblica amministrazione. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, ritiene “fondamentale che quota 100 passi con la legge di bilancio: c’è un gap generazionale da colmare e quando si parla di qualità della nostra scuola va considerato anche questo aspetto. Non ritengo nemmeno pero’ corretto dire che dobbiamo puntare solo su under 30, come hanno fatto in questi giorni alcuni rappresentanti del governo e dell’opposizione, perché ci sono delle professionalità tra i precari abilitati che vanno comunque valorizzate. E comunque anche un ‘anta’ ha pieno diritto, dopo decenni di precariato, a trovare una stabilizzazione”.

“A questo proposito – continua Pacifico -, ribadiamo la necessità di riaprire con urgenza le GaE, dove peraltro sono collocati anche docenti giovani, come coloro che si sono diplomati in Scienze della formazione primaria, perché nella seconda fascia d’istituto vi sono almeno 100 mila docenti che, dopo essere stati selezionati e formati, attendono solo di essere immessi in ruolo. È chiaro anche che, tornando a quota 100, ci aspettiamo un’uscita dal mondo del lavoro senza alcuna decurtazione economica, visto che già il sistema contributivo misto, introdotto con la legge Fornero, riduce non poco l’assegno di quiescenza di chi lascia oggi il lavoro rispetto a chi lo ha fatto sino a qualche anno fa con il sistema retributivo tradizionale. Come Anief – dice ancora il suo presidente – riteniamo inoltre centrale fornire la possibilità di creare ulteriori finestre pensionistiche e di avvicinarci a quei Paesi che permettono di lasciare la cattedra anticipatamente, facendo svolgere anche funzioni di tutoraggio o di altro genere, comunque sempre a supporto della didattica: insegnare, infatti, in altissima percentuale porta al burnout, quindi all’insorgenza di malattie professionali, anche invalidanti”.

“A questo proposito, è utile sapere che in Europa l’insegnante lascia in media a 63 anni, con Francia e Germania che offrono la possibilità di andare in pensione con 25-27 anni di contributi accumulati e senza decurtazioni. Al presidente dell’Inps, preoccupato per le liquidazioni del TFS, l’indennità di trattamento di fine servizio da assegnare dopo la messa in pensione, ricordiamo infine che non c’è nessun problema sulla manovra perché già oggi sono liquidate dopo due anni”, conclude Pacifico. (Italpress).

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