Scuola: Anief “Meno tempo pieno porta abbandoni e disoccupazione”

Lasciare la scuola prematuramente ha effetti devastanti per il futuro di un ragazzo: soprattutto al Sud, dove non c’è un mercato del lavoro in grado di assorbire i giovani, ne’ vi sono altre agenzie formative, alternative alla scuola pubblica, in grado di prendersi carico della sua formazione. A confermarlo è ora Tuttoscuola, attraverso un Focus nazionale sugli abbandoni scolastici e sulle sue conseguenze pubblicato in queste ore: “Al nord – scrive la rivista – all’interruzione del percorso scolastico corrisponde una maggiore occupazione, anche se si deve pensare a come incrementare le competenze di fronte ad un mondo del lavoro che progredisce rapidamente, ma al sud aumentano gli abbandoni e i disoccupati, anche se nel triennio 2014-2017 c’è stata una lieve inversione di tendenza e per la prima volta una riduzione del divario”. Anief insiste nel sostenere che la riduzione del tempo scuola e’ una delle cause che stanno alla base nel rendimento scolastico negativo.

Sempre in base ai dati forniti da Tuttoscuola, risulta che nel 2016/17, in tutta Italia, erano state 6.314, cioè il 41,8% delle 15.093 scuole primarie, ad avere chiesto e ottenuto il tempo pieno. Lo scorso anno scolastico le scuole che al loro interno avevano il tempo pieno erano 6.361, il 42,3% delle 15.038 funzionanti, con un incremento di appena 47 nuove scuole che per la prima volta si sono aperte al tempo pieno (lo 0,3%). Una differenza risibile, che la dice lunga sulla volontà dello Stato di cambiare marcia. Senza dimenticare che al Sud le percentuali di tempo pieno diventano sensibilmente più basse: in media, sono inferiori al 10%. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, in Italia per combattere l’alto tasso di dispersione scolastica, si continua a parlare di orientamento da migliorare.

“Senza però cogliere l’essenza del problema: il supporto agli agenti culturali che operano nei territori, il sostegno sociale necessario a supportare giovani che presentano difficoltà a scuola e appartenenti a famiglie non in grado di sostenerli; la maggiorazione degli organici, per le zone a rischio, facenti registrare un alto tasso dispersivo e di stranieri, anche utilizzando le decine di migliaia di precari abilitati e rimasti ingabbiati nelle graduatorie d’istituto anziché essere collocati nelle GaE; l’incremento del tempo scuola; l’anticipo dell’obbligo formativo a cinque anni di età anziché gli attuali sei; l’obbligo formativo a 18 anni; la creazione di servizi e supporti locali; l’incremento delle nuove tecnologie applicate alla didattica, considerando che oggi tra Nord e Sud c’è un abisso”, sottolinea il sindacato. “Si tratta di provvedimenti – continua Pacifico – che nel volgere di pochi anni porterebbero già risultati tangibili sicuri, avvicinando finalmente il tasso nazionale di abbandono precoce dei banchi a quel 10% che ci chiede da tempo Bruxelles e andando anche incontro alle richieste fatte dal nostro Capo della Stato alcuni giorni fa, in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno scolastico, quando ha detto che abbiamo un numero ancora troppo elevato di ragazzi che desistono dagli studi prima di completare il ciclo delle superiori o addirittura prima di completare quello dell’obbligo”. (Italpress).

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