Una trattativa difficile

Siamo appena nella fase inziale di un confronto fra la Commissione Europea e il nostro governo, che si protrarrà almeno fino a quando il nostro parlamento non avrà esaminato, forse modificato e votato il documento quadro per la legge di stabilità. Una fase, quindi, nella quale le parti hanno l’interesse tattico a drammatizzare le rispettive posizioni per farne elementi capaci di condizionare l’approdo finale dello strumento finanziario.

Già, a interpretare o semplicemente a leggere le prime reazioni e quelle che gli sono succedute nel corso della giornata, si coglie una significativa attenuazione dei toni e l’offerta di riciclo di aperture alla necessità e opportunità di un dialogo.

Del resto, proprio il dialogo ha è nell’interesse sia dell’Italia sia dell’autorità comunitarie.

Per l’Italia, una clamorosa rottura del fronte dei paesi dell’area dell’euro e soltanto uno spauracchio da agitare ma comunque da escludere; per l’Ue il negoziato appare l’unico strumento per evitare una drammatica lacerazione del tessuto connettivo dell’Unione, già sottoposta alle tensioni della Brexit .

E quini ipotizzabile una trattativa difficile e puntuta con Bruxelles al termine della quale potrebbe essere possibile un’intesa che almeno preveda la riduzione a un anno della prescrizione del quoziente del 2,4 indicato nel piano del governo.

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