Sanità: “Gemelli”, progetto ricerca “La rabbia che non si vede”

“La rabbia che non si vede” è il titolo del progetto di ricerca presentato oggi nel corso del convegno “Prevenire la psicopatologia in eta’ infantile” al Policlinico “A.
Gemelli” di Roma. L’obiettivo è quello di rilevare indicatori precoci di rischio sulle nuove psicopatologie emergenti in età infantile e in adolescenza, attraverso la somministrazione di test che misurano l’aggressività nei minori. Il progetto di ricerca è strutturato attraverso la somministrazione di un test che misura l’uso e le funzioni dell’aggressività. I test sono stati elaborati e differenziati per cinque fasce di età: 0- 2 anni, 3-5, 6-7, 8-10 e 11-14. Lo studio, che durerà due anni, è svolto in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) di Roma, e sostenuto da Comunità Incontro Onlus, in collaborazione con la fondazione VALEUR Foundation, da sempre attive nella prevenzione e nella cura delle dipendenze patologiche, con il patrociniodell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) e della Onlus Tra gioco e realtà. Ad aprire i lavori Giovanni Scambia, Direttore Polo Scienze della Salute della Donna e del Bambino della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, Professore Ordinario di Clinica Ostetrica e Ginecologica Università Cattolica, Pietro Ferrara, Giudice Onorario Tribunale per i minorenni, Presidente SIP Lazio, Giuseppe Mele, Presidente PAIDOSS Osservatorio Nazionale sulla Salute dell’Infanzia e dell’adolescenza. Sono intervenuti Eugenio Mercuri, Direttore UOC Neuropsichiatria Infantile Fondazione Policlinico Universitario A.
Gemelli, Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile Università Cattolica, Luigi Janiri, Direttore UOC Psichiatria Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, Direttore della Scuola di Specializzazione di Psichiatria Università Cattolica, Giampaolo Nicolasi, Presidente Comunità Incontro Onlus.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.