Cambiare le politiche per gli immigrati

Macerata, una città tipica della provincia italiana, tranquilla e laboriosa, è diventata, non per sua scelta, luogo paradigmatico di quanto sia mutata e rischi di mutare la fisionomia di quella riserva di civismo e di saggezza rappresentata proprio dai nostri centri minori.
Un mutamento indotto non soltanto dalle difficoltà create dalla lunga crisi economica, ma soprattutto dal fallimento della falsa solidarietà verso i fenomeni migratori, che ha innestato nelle nostre città, e non solo, un carico abnorme di uomini e donne in fuga dalla fame e dalle guerre lasciati però allo sbando, dopo il loro arrivo, in una condizione di degrado e di abbandono, di per sè germe di deviazioni criminali e di frustrazioni.
In effetti, nessuno fra chi ci ha governato ha voluto vedere come e quanto crescesse il disagio nella convivenza forzata fra profughi e cittadini e non si rivelasse tanto sbagliata, quanto provocatoria l’ingiunzione per mesi anche ai sindaci di minuscoli comuni di farsi carico di stranieri in numero spesso maggiore dei tradizionali residenti.
Questo buonismo senza criterio, del quale sono vittime sia i profughi sia i cittadini italiani, sta facendo saltare ogni prospettiva di autentica integrazione e contribuisce, lo dicono le statistiche, ad un impressionante crescendo dei delitti contro la persona, ivi compreso il traffico di droghe e le rapine.
Così non si può andare avanti, posto anche che alte autorità morali hanno rilevato come l’accoglienza sia possibile solo a condizione della possibilità dell’avviamento al lavoro e di una reale integrazione, che passi sia attraverso la conoscenza della nostra lingua, sia del rispetto delle nostre leggi.
Nessuna solidarietà o giustificazione, quindi, per chi rinnova le ombre funeste del razzismo, ma anche determinazione a giungere ad atti concreti che invertano la politica lassista e pericolosa degli ultimi anni.

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