Brunetta: “Da Pd programma comico, Renzi leader divisivo”

“Dopo aver letto il programma elettorale del Partito democratico di Matteo Renzi non sappiamo sinceramente se prenderlo seriamente o farci due risate. Ci chiediamo, infatti, se i compagni di partito dell’ex premier si rendano conto di quanto quello che hanno riportato nel documento sia lontano anni luce dalla realtà che milioni di italiani si trovano a dover affrontare ogni giorno”. Così in una nota Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “Nel programma, viene descritta un’Italia forte, in piena crescita, che si è ormai lasciata la crisi alle spalle – aggiunge -. Peccato, invece, che l’Eurostat abbia recentemente certificato come il nostro Paese sia il fanalino di coda in Europa, quanto a tasso di crescita del Pil, tasso di disoccupazione, investimenti e salute del sistema bancario. Per non parlare della pressione fiscale monstre, lievitata nell’ultima legislatura a livelli che non hanno eguali al mondo, proprio per colpa delle politiche ‘tassa e spendi’ adottate dai governi di centrosinistra”. “Nell’introduzione – prosegue Brunetta – il Partito democratico scrive testualmente: ‘il lavoro sarà la nostra ossessione’. Purtroppo, il lavoro è diventata sì un’ossessione, ma solo per i milioni di italiani che non ce l’hanno, ce l’hanno precario o fanno parte di quei 3,3 milioni di lavoratori che hanno un contratto in nero, grazie ai fantastici risultati del Jobs Act voluto da Matteo Renzi o dell’irresponsabile abolizione dei voucher decisa da Paolo Gentiloni”. “Fa poi del tutto ridere leggere, relativamente alla parte di programma che si riferisce alle politiche europee, ‘più Europa, perché tutto questo deve avvenire nel contesto di un’Unione europea che realizzi finalmente i sogni dei suoi padri fondatori’, quando – dice ancora – ricordiamo molto bene come sia stato proprio Matteo Renzi a litigare con tutti i leader europei, isolandosi e isolando l’Italia in Europa, la quale, poi, si è vendicata non assegnando l’Ema a Milano, aprendo procedure di infrazione e considerando il nostro Paese come un pericolo, più che una risorsa”.

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