Il ritorno del manganello in occidente

Diceva Indro Montanelli, che di certo non era di sinistra: “gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello”. La frase, che può essere contestata, ha però un fondo di verità storica: l’Italia, rispetto ad altri paesi, ha saputo solo a stento produrre una destra intellettuale. Anzi, la destra da noi tende ad essere decisamente insofferente verso l’idea di “intellettuale”, che consideriamo di sinistra per definizione. Ma il manganello, oggi, non riguarda solo l’Italia: il ritorno al nazionalismo sembra, paradossalmente, unificare tutto l’occidente, persino nei paesi con una tradizione democratica e liberale fortissima, come gli USA, o che ritengono un punto d’onore il fatto di aver combattuto il nazifascismo durante l’ultima guerra, come Francia e UK.

Solo i fatti recenti: In America, il presidente Trump ha condiviso su Twitter un video islamofobo prodotto dal partito di estrema destra inglese “Britain first”. In Francia, oltre al successo del Front National, si sta assistendo a un esodo in massa degli ebrei sempre più spesso aggrediti nelle periferie di Parigi; risultato, questo, della fortissima presenza islamica nel paese. Oltralpe, tra destra e fondamentalismo, addirittura si assiste a un doppio manganello, tanto che alcuni analisti paventano la possibilità di una guerra civile. In Germania la situazione non è molto diversa, si riscopre il nazional-socialismo in chiave anti-islamica, e si assiste a un risveglio del tradizionale militarismo tedesco. In Inghilterra, la Brexit ha vinto per motivi nazionalistici se non xenofobi, tanto stupefacenti per chi conosca la storia del paese, che lo stesso Cameron non credeva fosse possibile. In Grecia, Alba Dorata continua la sua ascesa, come da noi Casa Pound. In Polonia il fondamentalismo cattolico è ormai potentissimo. In Spagna, il movimento per l’indipendenza catalana ha radici antifranchiste, ma le sue motivazioni non sono diverse da quelle della Brexit o della nostrana Lega (fu) secessionista. In generale in tutta Europa si vede una miriade di indipendentismi, ovunque si guardi sulla cartina. In Russia, una riscoperta dei valori cristiano ortodossi si accompagna a un’escalation di aggressioni razziste. E si potrebbe continuare.

In generale, insomma, si può diagnosticare una accettazione nell’opinione pubblica di idee che non potevano essere espresse con tanto vigore fino a pochi anni fa. Idee non di destra, ma di manganello. Sicuramente i motivi di questa tendenza comune sono diversi, molto complessi, e storicamente diversi per ogni paese. Eppure sono del tutto paragonabili, e sembrano essere principalmente tre: la crisi economica, la stupidità della sinistra e l’immigrazione africana. Per esempio, Trump ha suscitato simpatie anche da noi proprio perché ha saputo presentarsi come una reazione a un troppo di politically correct e alla faziosità dell’intellighenzia. Come Salvini, Le Pen ecc., si fa portavoce dell’insofferenza generalizzata nei confronti quel che da noi si chiama “buonismo”.

C’è poi la crisi economica, che unita all’austerità di Bruxelles ha provocato un sentimento generale di scontento contro l’Unione e la moneta unica, per un ritorno alla sovranità. Si riscoprono, con Podemos, il M5S e altri movimenti post-ideologici sparsi nel continente, le teorie Keynesiane, rivendicando l’inflazione come diritto di autodeterminazione dei popoli; idea che ovviamente un’UE a guida tedesca non potrà mai accettare. Se a questo si aggiunge la questione del terrorismo islamico, si ha una vera e propria bomba a orologeria, pronta a esplodere nei modi più imprevedibili. Ma non sta a noi giudicare questa situazione. Qui si intende semplicemente prendere atto di un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti, ha le sue ragioni, e pare destinato a influenzare la storia futura in maniera radicale.

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