C’era una volta un esteta tra i vicoli di Roma: la dimora incanto di Mario Praz

Mi ha sempre affascinato visitare le case altrui. Quelle antiche, quelle datate, quelle che hanno visto il succedersi di generazioni. La casa è una pettegola discreta, rivela molto più di quanto i proprietari vorrebbero, li mette a nudo, ma con garbo. Certo, bisogna essere attenti ai dettagli, ma bastano pochi sguardi a chi sa osservare per capire le storie che sfacciatamente gli sta suggerendo quella vecchia bambina. Perché in fondo seppure scricchiolante, coi tubi artritici e l’asma per la polvere accumulata, resta sempre una bambina entusiasta, pronta ad accogliere nuovi abitanti, ma con l’urgenza che hanno gli anziani di raccontare la propria esperienza. Famiglie su famiglie che l hanno segnata, traviata, rinnovata, ribaltata. La casa è un organismo mobile, un parassita che vive di vita riflessa, che si sfascia, si adatta, si smonta e ricompone attorno alla personalità del suo occupante. Una ruga sul viso è una crepa sul muro, un riso di bambino un tavolino sghembo che ha sostenuto i suoi passi.

Le case museo sono placide matrone in attesa degli ospiti. I mobili, le suppellettili, i quadri sembrano oziare in un tempo sospeso, impettiti come soldati nella posizione stabilita anni e anni prima dal loro proprietario. Ma come un carillon che riceve la caica, per qualche ora ogni giorno è concesso loro di tornare a vivere come una volta, di rianimarsi e contornare di nuovo l’esistenza degli uomini.  Visitarne una ti permette l’esperienza unica di frugare liberamente nell’intimità di una persona e, in qualche modo, di immedesimarsi in lei, conoscerla.  Io e Francesco, inutile dirlo, cerchiamo di scovarne sempre una in vacanza. Ultimamente, ci siamo imbattuti a Roma nella casa di Mario Praz. Quante volte avevamo percorso via Zanardelli frettolosamente senza prestare attenzione all’indicazione Casa museo Praz! Qualche mese fa, invece, estenuati da una fastidiosissima pioggerella che non ci permetteva di passeggiare per il centro, ci siamo riparati proprio sotto il porticato esterno dell’abitazione di Praz.

Era destino che la visitassimo. E ne è valsa assolutamente la pena. L’ingresso è gratuito e le visite si effettuano ad orari stabiliti, con l’ausilio di una guida che ahimè, mi dispiace dirlo, è pessima, totalmente avara di informazioni( dovevi cavargliele di bocca). Avremmo voluto riceverne molte di più su Praz, sulla sua personalità e la sua vita, nonché sull’arredamento, d’altronde non tutti sono competenti in materia (noi ad esempio abbiamo qualche vaga conoscenza) e un appartamento come questo merita veramente una spiegazione accurata. Non si può infatti non rimanere colpiti da una casa come questa. Affascina ed inquieta allo stesso tempo. All’inizio veniamo accolti da stanze leziose, civettuole, soprattutto il salotto con la splendida libreria dai diorami settecenteschi. Ma poi, passando di ambiente in ambiente, l’atmosfera si fa più cupa, i mobili più solenni, imponenti e si moltiplica, dando quasi un senso di accerchiamento morboso la collezione di suppellettili stravaganti, preziose, sofisticate: dai ventagli alle bambole, dalle armi agli strumenti musicali, di tutti i tipi e grandezze, fino agli ex voto e alle immaginette affastellate angosciosamente lungo la parete di una spoglia camera da letto.

Nessun dettaglio è casuale, ma qualsiasi angolo e disposizione sono stati pensati dal suo proprietario con cura maniacale. Dalla ricchezza dei mobili, perlopiù in stile neoclassico francese (non dimenticheremo mai la maestosa libreria in bois de rose)e dalla ridondanza sontuosa degli ammennicoli trapela la  figura di un uomo raffinato, colto, eccentrico e di fede esteta, che vive per gli oggetti e negli oggetti, fin quasi ad identificarsi in loro. E non a caso infatti alla sua dimora Praz ha dedicato un romanzo che in realtà è un’autobiografia, la casa della Vita, dove arredo e vicende personali si intrecciano indissolubilmente e dietro l’ombra dell’uno s’intravede il profilo delle altre.

Una casa del genere non può mancare in un tour alternativo delle meraviglie romane. Resterete senza dubbio a bocca aperta.

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