Berlusconi: “M5s mantenuti politica asserviti a diktat Grillo”

“Sono dati che dovrebbero far riflettere tutti. Le donne continuano a essere l’anello debole del mondo del lavoro. Una situazione davvero inaccettabile”. Così la leader della Cisl, Annamaria Furlan, commenta i dati dell’Onu sul divario salariale tra uomini e donne. “E’ un tema su cui il sindacato a livello internazionale deve fare di più ponendo in tutti i consessi di affrontare il tema del divario salariale e di una migliore conciliazione tra il lavoro delle donne e la cura della famiglia – aggiunge -. Anche se va detto che nel nostro Paese abbiamo fatto passi avanti negli ultimi anni attraverso la diffusione della contrattazione a tutti i livelli. Dobbiamo garantire alle donne che lavorano reali politiche attive di valorizzazione e di promozione. Più sviluppo professionale anche a chi come le donne deve in molti momenti della loro vita conciliare il lavoro con la cura delle persone. Con i contratti stiamo puntando molto sul welfare aziendale, negoziando cose concrete: assistenza sanitaria integrativa, bonus economici per ogni bambino nato, nidi aziendali, una maggior flessibilità dell’orario di lavoro, più telelavoro, più formazione. Ma anche lo stato dovrebbe fare di più con interventi fiscali mirati per ridurre il divario salariale tra uomini e donne, come fanno altri paesi europei. Su questo siamo molto in ritardo”. “Se anche chi si assenta per maternità o effettua orari a part time per la cura dei figli non venisse considerato come spesso accade una lavoratrice residuale ma una risorsa su cui continua ad investire, si attenuerebbero – sottolinea Furlan – i differenziali ingiustificati dei salari. Il 12% della forza lavoro in Italia e’ costretta ad un lavoro part time in modo involontario. Si tratta per lo più di donne per le quali servirebbero nuove politiche di rafforzamento occupazionale o di integrazione salariale se costrette ad orari settimanali troppo bassi vicini alla quasi disoccupazione”.

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