Aiutarli a casa loro

Accettiamo l’idea, per molti aspetti contestabile in quanto sarebbe una sorta di nuovo colonialismo buonista, che i paesi occidentali abbiano il dovere morale storico ed economico di aiutare i paesi poveri del mondo. Accettiamo questa premessa per fare un discorso che sia davvero buonista e che guardi agli interessi di queste masse di diseredati.

Chi afferma che dovremmo accogliere i migranti perché saranno loro a pagare le nostre pensioni in futuro, perché la nostra economia ha bisogno di carne fresca da sacrificare sull’altare del mercato globale, non dice una cosa falsa. Ma ammette che quel di cui abbiamo bisogno è gente da sfruttare, nuovi proletari. Un paradosso molto interessante: questo è un discorso etichettato come “buonista” e di sinistra (basti nominare la Boldrini), mentre nella destra nazionalista si dice che andrebbero aiutati a casa loro (e basti il nome di Salvini). È un paradosso perché le posizioni, a ben vedere, sono invertite rispetto alle premesse storiche della sinistra e della destra d’antan. Ed è interessante perché questo fenomeno si può descrivere non solo per quanto riguarda l’immigrazione, ma anche in molti altri aspetti del dibattito politico. Ma è un altro discorso. In realtà, tornando ai migranti, si tratta semplicemente di logica: se il nostro intento è di “aiutarli”, l’accoglienza è inutile allo scopo. È vero che la povertà nel mondo sta calando abbastanza rapidamente, ma il numero di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno è ancora di circa 800 milioni di unità (dati della Banca Mondiale, disponibili su www.worldbank.org). E questi sono solo i poveri più poveri, ne esiste un’altra fetta enorme di poveri, per così dire, non-estremi. Per quanti l’Occidente (Europa e America) ne possa accogliere a una vita migliore, non potrà mai in questa maniera fare qualcosa di rilevante. È matematico. Si pensi alla famosa vetta raggiunta nel 2015 del milione di profughi arrivati sulle coste europee. Senza contare che da allora, e per tutto il 2017, l’immigrazione totale dall’Africa è stata in continuo calo, quel milione è ben poca cosa, una goccia nell’oceano fatto di 800 milioni in povertà estrema. Nemmeno una goccia nel quasi 15% della popolazione mondiale considerata povera. Eppure, non è nemmeno quello il problema. Non è tanto che accoglierli non aiuta a risolvere la fame nel mondo. Il problema vero è che, contrariamente a quanto credono molti, e a quanto sbandierato dai movimenti xenofobi che pretendono di volerli “aiutare a casa loro”, quelli che vengono in Europa sono ben lontani dall’essere i peggiori della loro società. Qualsiasi storia di emigrazione, compresa la nostra, lo dimostra chiaramente. Quelli che partono sono, necessariamente, quelli con una preparazione migliore, quelli che sono meno isolati dal resto del mondo e possono immaginare che altrove si viva meglio. Un contadino cinese sperduto tra le montagne e che non ha mai visto internet, a malapena immagina che esista qualcosa oltre la Cina. Parte per conquistarsi una vita migliore chi ha la forza di partire, di adattarsi a un nuovo mondo, imparare una nuova lingua, lavorare, e insomma, chi ha la forza di combattere. E non solo la forza, ma anche la voglia: in generale, quelli che partono sono quelli che hanno più ambizione, più inventiva, che sono più scontenti del loro presente e vogliono migliorarlo, e migliorarsi. In una parola, partono i giovani, le braccia e le menti migliori. Se poi una parte, molto minoritaria, di questi si arrangia facendo contrabbando, spaccio e altre attività criminali, questo non fa che dimostrare che non stanno con le mani in mano. Si tratta di quella stessa “arte di arrangiarsi” che fu un vanto per gli italiani del dopoguerra. I nuovi poveri, insomma, non sono diversi dal personaggio della Loren che nei film neorealisti vendeva sigarette di contrabbando a Napoli. Chi definisce i migranti una “risorsa” per la nostra economia, pur dicendo una cosa vera, dice qualcosa di brutalmente cinico. Noi siamo sempre più in mancanza di giovani, e senza forza lavoro un’economia semplicemente si ferma. Se stiamo prendendo forza lavoro dai paesi poveri, gli rendiamo impossibile qualsiasi possibilità di miglioramento materiale “a casa loro”. Accoglierli quindi, addirittura sarebbe nocivo alla causa di chi vuole combattere la povertà estrema. Ma tutto questo, ammesso e non concesso che sia nostra intenzione, in quanto Occidente, aiutare il (terzo) mondo a debellare la povertà.

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