Bankitalia, Boldrini: «Nessuna ragione per non ammettere mozioni»

“E’ essenziale tenere ben distinti il piano dell’ammissibilità regolamentare da quello delle valutazioni di opportunità politica. Confondere i due livelli inquina il dibattito e non aiuta a comprendere le responsabilità che ciascuno deve assumersi in questa delicata vicenda. Io mi assumo le mie e ribadisco che non c’era ragione regolamentare per giudicare inammissibili le mozioni sulla Banca d’Italia, a partire da quella presentata dal Movimento Cinque Stelle”. Lo scrive la presidente della Camera, Laura Boldrini, in una lettera al Corriere della Sera nella quale replica al giurista Sabino Cassese in merito all’ammissibilità delle mozioni sulla procedura di nomina del governatore della Banca d’Italia che l’Aula di Montecitorio ha votato martedì scorso. “Le mozioni sono atti di indirizzo politico volti a provocare un dibattito in Assemblea su un determinato argomento e la conseguente deliberazione di indirizzi al Governo – prosegue Boldrini -. Alla Presidenza spetta giudicare – su questo si decide l’ammissibilità – che le mozioni riguardino effettivamente ambiti di competenza del Governo e siano quindi riferibili alla sfera di responsabilità propria dell’Esecutivo nei confronti di ciascuna Camera. Come stabilisce l’articolo 139-bis del Regolamento della Camera: ‘Ai fini della pubblicazione di mozioni, interpellanze e interrogazioni, …. il Presidente valuta …. l’ammissibilità di tali atti con riguardo …. alla competenza e alla connessa responsabilità propria del Governo nei confronti del Parlamento’. Il punto è chiaro: c’è o no una specifica competenza del Governo nell’ambito della procedura di nomina del Governatore della Banca d’Italia? La legge 262 del 2005 non lascia spazio ad equivoci: ‘la nomina del Governatore è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia’”.

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